Quota 100 PDF Stampa E-mail

... norma-ponte fino al 2021, poi 41 anni per tutti?
Il “pacchetto pensioni” da tradurre in un emendamento alla manovra sembrerebbe pronto e poggia su “quota 100” in versione ponte per i prossimi tre anni in vista dell’introduzione, dal 2022-23, di quota 41 per tutti. Le misure definitive prevedono anche una proroga di “opzione donna” per un anno (e non più tre), così come per l’Ape sociale, con l’impegno di un eventuale rinnovo con la prossima legge di Bilancio. Confermato invece in via strutturale il non adeguamento alla speranza di vita dei requisiti per l’uscita anticipata con 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini. Dall’anno prossimo scattano solo i 67 anni per la vecchiaia, requisito destinato a rimanere tale fino al 2023 se saranno confermate le attuali stime Istat sulla speranza di vita, che nel prossimo triennio prevedono un’inversione di tendenza e quindi un calo e non più un aumento della aspettativa

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Ria e assegni, PDF Stampa E-mail

... le istruzioni Aran sull’incremento del fondo per le risorse decentrate
Il nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto funzioni locali con l'articolo 67 ha riscritto il sistema di costituzione dei fondi per la contrattazione decentrata, allo scopo di consentire il superamento di alcuni eccessivi tecnicismi gestionali. L'occasione è stata utile per rivedere, in maniera uniforme e omogenea, le regole che disciplinano il sistema di finanziamento del fondo derivante dalle economie che conseguono a seguito della cessazione dal servizio di personale titolare della retribuzione individuale di anzianità (Ria) e di assegni ad personam in godimento all'atto della cessazione. È l'Aran, con parere n. 17741/2018, a illustrare

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Notizie flash ... Notizie flash... Notizie flash... Notizie flash... PDF Stampa E-mail

Contrattazione – Eliminazione categoria accesso D3 – Istruzioni operative ARAN

Dal 22 maggio 2018 le dotazioni organiche di regioni ed enti locali possono prevedere solo profili di categoria D e, pertanto, d’ora in poi si potrà assumere solo con posizione iniziale D1. Viene, tuttavia, salvaguardata la posizione dei dipendenti già in D3 che manterranno profilo e retribuzione in godimento. Sono queste, in sintesi, le conclusioni ricavabili dal parere dell'ARAN - protocollo n. 17688 del 21 novembre 2018 – con il quale viene spiegato cosa cambia all'interno della categoria D dopo le modifiche dell'art. 12 del CCNL del 21 maggio 2018. Se da una parte la disposizione è chiara nel sopprimere la posizione di accesso in D3, il parere

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Indennità e riposi di maternità PDF Stampa E-mail

Compatibili...
Un padre può fruire dei riposi giornalieri per maternità seppure la moglie, lavoratrice autonoma, stia contemporaneamente beneficiando del trattamento economico derivante dalla nascita del figlio. Con la sentenza 22177/2018 depositata ieri, la Corte di cassazione ha respinto la tesi dell’Inps secondo cui la fruizione dei riposi da parte del padre lavoratore dipendente (2 ore al giorno nel caso di orario di almeno 6 ore) sarebbe alternativa all’indennità per la madre, così come è previsto quando quest’ultima è una lavoratrice dipendente. La Suprema corte sottolinea che

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Corte dei conti in dubbio PDF Stampa E-mail

... sulla detrazione della spesa di personale dagli incassi da multe
In forse la possibilità di detrarre la spesa di personale dai proventi derivanti da violazione al Codice della strada. Con la delibera n. 323/2018 la sezione regionale di controllo per il Veneto configura la questione di massima sulle modalità di calcolo della quota del 50% dei proventi derivanti dall'accertamento delle violazioni dei limiti massimi di velocità secondo le previsioni dell'articolo 142, comma 12-bis, del Dlgs 285/1992, da versare a favore dell'ente proprietario della strada. In particolare, viene chiesto di chiarire se sia corretto detrarre da questa quota, oltre alle spese connesse al

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Jobs act PDF Stampa E-mail

Incostituzionale la norma che limita il risarcimento per il licenziamento a due sole mensilità
Deve essere dichiarato costituzionalmente illegittimo l’articolo 3, comma 1, del Dlgs 4 marzo 2015, n. 23, limitatamente alle parole «di importo pari a due mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio,» per contrarietà agli articoli della Costituzione n. 3 (in relazione sia al principio di eguaglianza, sotto il profilo dell’ingiustificata omologazione di situazioni diverse, sia al principio di ragionevolezza), n. 4, primo comma, n. 35, primo comma, e 76 e 117, primo comma, (questi ultimi due articoli in relazione all’art. 24 della Carta sociale europea). È quanto afferma la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 194/2018.

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