Con il nuovo fabbisogno del personale PDF Stampa E-mail

Assunzioni dirigenziali e part time a rischio
Il superamento della dotazione organica teorica, secondo i nuovi indirizzi contenuti nel decreto del Ministero della Pubblica Amministrazione 8 maggio 2018 (in Gazzetta Ufficiale n. 173/2018), ha un diretto impatto negativo, per gli enti locali, sia sulla copertura dei posti vacanti dei dirigenti sia per il personale assunto in regime di tempo parziale. Le indicazioni del decreto
Seguendo le indicazioni del Dlgs 75/2017, le linee di indirizzo sul fabbisogno del personale chiariscono come, nella programmazione dei fabbisogni del personale, le pubbliche amministrazioni dovranno determinare, in concreto, la nuova dotazione organica. Quest’ultima sarà data dalla somma della spesa del personale in servizio e delle facoltà assunzionali consentite dalla legislazione (incluso l'aumento in caso di stabilizzazioni di personale avvenuto mediante sottrazione delle facoltà assunzionali flessibili secondo l'articolo 9, comma 28, del Dl 78/2010), non potrà essere superiore alla spesa potenziale massima data dalla media della spesa di personale sostenuta nel triennio 2011-2013.
Con riguardo alle assunzioni dirigenziali, inoltre, il decreto precisa che, nel rispetto della dotazione organica massima, la percentuale di assunzione di personale dirigenziale a tempo determinato dovrà fare riferimento a questa nuova dotazione organica finanziaria massima rideterminata (ossia della spesa del personale presente più la capacità assunzionale). In misura non diversa, anche se non esplicitamente indicato, queste indicazioni valgono anche per la determinazione della percentuale di personale part time massimo assumibile, determinato nel 25% della dotazione organica delle varie categorie contrattuali (ossia categorie D, C, B ed A).
Sempre per i dirigenti, il decreto precisa che la flessibilità del fabbisogno del personale potrebbe consentire di destinare il valore finanziario dei posti di prima fascia e seconda fascia (rectius fascia unica per gli enti locali), per aumentare la dotazione organica del personale non dirigenziale e non viceversa. In altri termini , non sembra consentita la soppressione di posti del personale dei livelli per finanziare un aumento della dotazione organica dirigenziale (conforme alle indicazioni contenute nella deliberazione n. 21/2018della Corte dei conti del Lazio).
Le conseguenze per i dirigenti
Un esempio concreto potrà chiarire le differenze tra dotazione organica teorica, utilizzata sino a oggi, e dotazione organica effettiva prevista nel decreto. Si supponga che un ente locale abbia 20 posizioni dirigenziali di cui solo 4 coperte da dirigenti a tempo indeterminato e 6 coperte con dirigenti assunti in base all’articolo 110, comma 1, del Tuel (ossia nel limite del 30% della dotazione organica teorica di 20 posizioni). Nella nuova dotazione organica l'ente si troverà ad avere solo 10 posti coperti in dotazione organica cui potrà aggiungere le sole capacità assunzionali disponibili per eventuali coperture dei posti vacanti. In assenza di cessazioni di dirigenti a tempo indeterminato (anno precedente e resti assunzionali degli ultimi tre anni), l'ente non risulterebbe abilitato al prelievo sulle capacità assunzionali del personale non dirigenziale essendo, come si è visto, ammissibile la situazione inversa. Nel nuovo fabbisogno l'ente si troverà, quindi, a poter assumere solo 3 dirigenti a tempo determinato (30% di 10 posti occupati in dotazione organica) con una eccedenza di 3 dirigenti già assunti che, non potendo essere posti in eccedenza, resteranno fuori dalla dotazione organica fino a loro naturale scadenza dei contratti. Non solo, ma una volta cessati quelli a tempo determinato, non generando le cessazioni nuove capacità assunzionali, i dirigenti si ridurranno ai soli 4 dirigenti a tempo indeterminato che potranno generare in futuro solo una assunzione in base all’articolo 110, comma 1, del Tuel. Risulta evidente come nel caso di specie, si sia passati da 20 posti dirigenziali totali (previsti nella precedente dotazione organica teorica), a soli 4 posti in dotazione organica.
Il rispetto delle quote part time
In modo non diverso è possibile sviluppare il medesimo ragionamento per il personale part time, anche in questo caso, partendo da un esempio operativo. Si supponga di avere una dotazione organica di 120 posti nella categoria B (comprensiva delle categorie B1 e B3 di ingresso), di cui 60 coperti con personale a tempo pieno, 30 posti con personale a tempo parziale a 18 ore e 30 posti vacanti. Nell'esempio della precedente dotazione organica teorica la percentuale del 25%, prevista dal contratto come valore massimo, poteva essere considerata rispettata (30/120=25%). Nel nuovo fabbisogno del personale si potranno avere, in assenza di una specifica destinazione delle capacità assunzionali, un totale di n.90 posti disponibili con un limite massimo di personale in part time pari a 23 unità (25% di 90). In altri termini, nelle situazione concreta l'ente presenterebbe una eccedenza di personale a tempo parziale pari a 7 unità (ossia le 30 posizioni precedenti rispetto alle 23 previste come massime nella nuova dotazione organica). In questo caso l'ente, per evitare l'eccedenza delle 7 unità, dovrà destinare parte della propria capacità assunzionale, se disponibile, alla copertura di almeno 7 posti a tempo pieno dei part time in eccedenza.

 

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