Con il divieto di assunzioni a tempo indeterminato PDF Stampa E-mail

... Pa alla prova del turn over
Grazie alla quota 100 contenuta nel maxiemendamento alla legge di bilancio si chiude l'epoca della riforma Fornero, e a chi lavora sarà finalmente consentito di sommare l'età anagrafica a quella contributiva per raggiungere la fatidica soglia utile al pensionamento anticipato. La combinazione sulla quale si focalizza l'attenzione generale è la somma costituita dai 62 anni di età e 38 anni di contributi, che non dovrebbe comportare l'applicazione di una penalità sulla misura dell'assegno, né un tetto alla contribuzione figurativa valorizzabile ai fini del perfezionamento del requisito contributivo, ma soltanto un divieto temporaneo di cumulo tra reddito da lavoro e pensione.
A quanto pare, il nuovo meccanismo per la fuoriuscita dal mondo del lavoro dovrebbe produrre effetti sin dai primi mesi del 2019 (cioè subito dopo l'approvazione della legge di bilancio) con un esteso raggio d'azione, per il fatto di riguardare i lavoratori iscritti presso l'assicurazione generale obbligatoria dell'Inps, le gestioni speciali dei lavoratori autonomi, la gestione separata dell'Inps e i fondi sostitutivi dell'assicurazione generale obbligatoria.
Il difficile turn over
Per quel che concerne la Pa, è sotto gli occhi di tutti il forte impatto che la Quota 100 dovrebbe sortire in un contesto organizzativo già pesantemente penalizzato dai vincoli di finanza pubblica, e del tutto impreparato a gestire un ricambio generazionale ormai inevitabile. È il caso di ricordare che secondo l'ultimo conto annuale del personale pubblico del 2016, in seguito al blocco del turn over e alla stretta sui pensionamenti l'età media dei dipendenti pubblici nel 2014 ha sfiorato i 50 anni, registrando un incremento di quasi 6 anni rispetto al 2001. In quel documento si legge che l'83% dei dipendenti della Pa supera i 40 anni, mentre appena il 3,1% (ossia 101.693 lavoratori) ha meno di 30 anni.  Risulta poi che gli ultrasessantenni (372.932 unità) superano di molto i dipendenti con meno di 35 anni, che sono 260.065. Ora siamo alle soglie del 2019, per cui dopo quasi 5 anni dall'epoca del rilevamento il quadro dei dati è divenuto ancora più drammatico, tanto più che l'invecchiamento del personale pubblico altro non è che lo specchio della nostra società civile.
Le ricadute sugli enti locali
In questa cornice gli enti locali, specie di piccole dimensioni, si trovano da tempo in difficoltà nel garantire la continuità dei servizi essenziali, per l'impossibilità ex lege di sostituire dipendenti in posizione chiave, e incamminati a grandi passi verso il congedo per raggiunti limiti d'età. A breve il congedo del personale in possesso dei requisiti previsti dalla Quota 100 potrebbe dar luogo a un esodo di massa, con contraccolpi quasi impossibili da gestire per la macchina burocratica.
Blocco delle assunzioni
Questa dura realtà sembra però trascurata, tanto che nella manovra di governo si prevede che la Presidenza del Consiglio, i ministeri, gli enti pubblici non economici, le agenzie fiscali e le università non potranno effettuare assunzioni di personale a tempo indeterminato fino al 15 novembre 2019. Visto che nello stesso arco temporale del 2019 la Quota 100 dovrebbe esplicare il proprio effetto, il divieto di assumere non si prospetta quale misura adeguata per il contenimento della spesa pubblica, perché potrebbe comportare un cortocircuito con effetti destabilizzanti per la Pa.

 

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