La disciplina sui resti assunzionali PDF Stampa E-mail

... non si applica ai Comuni con meno di mille abitanti
Con la deliberazione n. 17/2019, la Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per la Calabria, è stata interpellata per chiarire se, fermo restando il principio per il quale le spese di personale, al lordo degli oneri riflessi a carico delle Amministrazioni e dell'Irap, con esclusione degli oneri relativi ai rinnovi contrattuali, non devono superare il corrispondente ammontare dell'anno 2008 (art. 1, comma 562, Legge 296/2006), a fronte del fatto che nessuna cessazione sia prevista per il 2018, l'Ente possa avvalersi delle quote residue che non sono state utilizzate dall'anno 2007 in poi. L'art. 3, comma 5, Dl 90/2014 si applica, dunque, a partire dall'esercizio 2014, ai Comuni soggetti al cd patto di stabilità interno (Psi). È noto che, negli anni dal 2009 al 2012, sono stati assoggettati alle regole del Psi le Regioni, le Province e i Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti. A partire dal 2013 è stata prevista l'estensione dei vincoli del patto ad una platea più ampia di Enti, quali i Comuni con popolazione compresa tra 1.001 e 5.000 abitanti, ai sensi dell'articolo 31, comma 1, della Legge n. 183/2011; a partire dall'esercizio 2016 è cessata l'applicazione di tutte le norme concernenti la disciplina del patto di stabilità interno degli Enti locali, fermi restando gli adempimenti relativi al monitoraggio ed alla certificazione del patto 2015.
Questa scelta è conseguenza dell'applicazione della Legge n. 243/2012. Allo scopo di garantire il rispetto degli equilibri contabili, l'articolo 9 della citata legge ha, infatti, imposto agli Enti locali, in un primo tempo, il rispetto di ben quattro saldi di bilancio, poi sostituiti – con le modifiche introdotte al citato articolo dalla Legge 164/2016 – dall'unico saldo non negativo, in termini di competenza, tra le entrate finali e le spese finali. Il rispetto del “saldo unico” (cd obiettivo di finanza pubblica) è stato poi attuato, a decorrere dall'anno 2017, dall'articolo 1, comma 466, Legge n. 232/2016 (cd legge di bilancio 2017); il rispetto del “saldo obiettivo” è vincolante per tutti gli Enti, indipendentemente dalle loro dimensioni. La disciplina descritta non era applicabile agli Enti non soggetti al Psi, per i quali vigeva la disposizione generale dell'art. 1, comma 562, Legge n. 296/2006. Il venir meno, a partire dall'esercizio 2016, del Psi ha reso necessario coordinare la disciplina degli Enti in precedenza non soggetti al patto e di quelli da sempre ad esso assoggettati; tale coordinamento ha avuto luogo con l'art. 1, comma 762, della Legge n. 208/2015, che ha stabilito che le norme finalizzate al contenimento della spesa di personale, che fanno riferimento al patto di stabilità interno, si intendono riferite agli obiettivi di finanza pubblica recati dai commi da 707 a 734 e che restano ferme le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 562, della Legge 296/2006, e le altre disposizioni in materia di spesa di personale riferite agli Enti che nell'anno 2015 non erano sottoposti alla disciplina del patto di stabilità interno. A giudizio della Corte, per quanto attiene agli specifici limiti all'assunzione del personale a tempo indeterminato, la distinzione fra Enti originariamente assoggettati e non assoggettati al Psi permane: infatti, se sotto questo aspetto i limiti assunzionali, di cui all'art. 3, comma 5, del Dl 90/2014, fossero stati estesi a tutti gli Enti locali – tenendo conto che per tutti i Comuni vale, a partire dal 2016, il rispetto del cd saldo obiettivo – non vi sarebbe stata necessità che l'art. 1, comma 762, Legge 208/2015 facesse salvo il disposto dell'articolo 1, comma 562, Legge 296/2006. Quest'ultima disposizione, nello stabilire che gli Enti originariamente non assoggettati al Psi possono procedere all'assunzione di personale nel limite delle cessazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato complessivamente intervenute nel precedente anno, si pone chiaramente in contrasto con i limiti e le capacità assunzionali tracciati dall'art. 3, comma 5, del Dl 90/2014; quindi, la sua integrale salvezza ad opera dell'art. 1, comma 762, Legge n. 208/2015 non può che confermare la attuale sussistenza di differenti limiti assunzionali fra Enti di piccole dimensioni edd Enti superiori ai 1000 abitanti. Nel caso degli Enti di piccoli dimensioni, non si può parlare di “residui ancora disponibili delle quote percentuali delle facoltà assunzionali” perché non vi era, in passato, alcuna imposizione di quote percentuali alle facoltà assunzionali. Se, venuto meno il Psi, la disposizione in esame venisse applicata a tutti i Comuni, gli Enti di ridotte dimensioni avrebbero tutti “resti assunzionali” pienamente disponibili, avendo ottenuto pregressi “risparmi” sulle quote percentuali delle facoltà assunzionali non per virtuosità comportamentale, ma per non applicabilità nei loro confronti, nel pregresso, degli stringenti limiti assunzionali tracciati dal Dl 90/2014.
In definitiva, quindi, la Sezione ritiene tuttora non applicabile ai Comuni con popolazione inferiore ai 1000 abitanti la disciplina dei “resti assunzionali”.

 

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