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Contrattazione – Finanziamento indennità servizio esterno personale PL – Proventi violazioni stradali

Un ente chiede all’ARAN se, nell’ambito della specifica finalità di cui all’art.56-quater, comma 1, lett. c), del CCNL 21.5.2018, sia possibile finanziare, con quota parte delle risorse derivanti dai proventi delle violazioni stradali di cui all’art. 208, commi 4, lett. c) e 5 del d.lgs. 285/1992,  l’indennità di servizio esterno di cui all’art.56-quinquies, del medesimo CCNL. Con parere CFL41 del 03 aprile 2019, l’Agenzia illustra che tra le altre diverse finalità ivi indicate, l’art. 56-quater, lett. c), citato, destina quota parte dei proventi delle violazioni stradali anche alla “erogazione di incentivi monetari collegati a obiettivi di potenziamento dei servizi di controllo finalizzati alla sicurezza urbana e stradale”. Si tratta di una indicazione ampia e generale, pertanto, in tale ambito, ad avviso dell’ARAN le risorse di cui si tratta possono essere utilizzate anche per il finanziamento dell’indennità di servizio esterno, in quanto anche questo compenso, per le nuove e maggiori prestazioni cui si collega (implementazione dei servizi esterni di vigilanza), si può configurare come strettamente funzionale al conseguimento di quegli obiettivi di potenziamento dei servizi di controllo finalizzati alla sicurezza urbana e stradale.

Previdenza – Assicurazione infortuni sul lavoro - Nuove tariffe premi INAIL

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato, in data 2 aprile 2019, i decreti concernenti le nuove tariffe dei premi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, ai sensi dell’art. 1, comma 1121, della l. 145/2018 (legge di bilancio 2019). In particolare, viene confermata la riduzione per interventi di prevenzione e, nel nuovo impianto, il calcolo dell’oscillazione del tasso medio per andamento infortunistico tiene conto della gravità degli infortuni e non semplicemente degli oneri sostenuti dall’Istituto per indennizzarli. Inoltre, sono state introdotte nuove voci ed eliminate quelle relative ad attività obsolete, per cui il sistema è stato reso più aderente agli attuali fattori di rischio attraverso una razionalizzazione delle voci di tariffa, che si è tradotta nell’eliminazione di quelle relative ad attività obsolete e nell’introduzione di nuove voci che tengono conto dell’evoluzione tecnologica e delle nuove modalità di organizzazione del lavoro.

Accesso - Procedure selettive interne - Criteri per riparto giurisdizione

"In tema di pubblico impiego contrattualizzato non rientrano tra le progressioni verticali - le cui controversie sono devolute al giudice amministrativo ex art. 63, comma 4, del d.lgs. n. 165 del 2001 – né le progressioni meramente economiche, né quelle che, in base alla contrattazione collettiva applicabile, comportano il conferimento di qualifiche più elevate, ma comprese nella stessa area, categoria o fascia di inquadramento e, come tali, caratterizzate, da profili professionali omogenei nei tratti fondamentali, diversificati sotto il profilo quantitativo piuttosto che qualitativo".
Questo il principio fissato dal TAR Lazio - sezione III - con la sentenza n. 2545 del 25 febbraio 2019, in relazione al ricorso di alcuni candidati avverso l’esito di un concorso indetto da una PA (ASI).
In particolare, dichiarando il difetto di giurisdizione del Giudice amministrativo, il Tribunale richiama in materia gli orientamenti fissati dalla giurisdizione ordinaria, secondo cui con la riforma c.d. di "privatizzazione" del lavoro pubblico, attuata dalle norme generali raccolte nel d.lgs. 165/2001, è stata introdotta la nozione di area in senso tecnico, quale insieme di posizioni professionali associato a plurime qualifiche, anche di diverso livello, ma connotate da elementi di omogeneità.
Alcune aree sono direttamente definite dalle norme di legge, mentre per il restante personale contrattualizzato, il disegno di delegificazione è stato attuato affidando alla contrattazione collettiva nel settore pubblico anche la materia degli inquadramenti. Dunque, per il personale dei comparti, sono stati i contratti collettivi (della seconda tornata contrattuale) ad introdurre il sistema di classificazione per aree di inquadramento, cui lo stesso testo del d.lgs. 165/2001. Tale classificazione, dunque, sarebbe il fondamento per stabilire il riparto della giurisdizione nella materia concorsuale, dovendosi distinguere tra procedure selettive "interne" espressione di attività autoritativa oppure negoziale.
Del resto, i concorsi riservati ai dipendenti "interni" si considerano rivolti alla "assunzione" - e, pertanto, le relative controversie sono sottratte alla giurisdizione del giudice ordinario, in favore del giudice amministrativo - se risultano finalizzati a "progressioni verticali" consistenti nel passaggio a posizioni funzionali qualitativamente diverse, che sia tale da comportare "una novazione oggettiva del rapporto di lavoro", mentre restano devolute alla giurisdizione del giudice ordinario le procedure per lo "scorrimento orizzontale" da una posizione ad un'altra all'interno della stessa area funzionale. Ne deriva che:
-    per "progressione verticale", in senso proprio, si intende soltanto quella che si traduce in un mutamento dello status professionale, con tutto ciò che ne consegue;
-    al contrario, non rientrano tra le progressioni verticali suindicate né le progressioni meramente economiche, né quelle che comportano il conferimento di qualifiche più elevate, ma comprese tuttavia nella stessa area, categoria, o fascia di inquadramento e, come tali, caratterizzate, da profili professionali omogenei nei tratti fondamentali, diversificati sotto il profilo quantitativo piuttosto che qualitativo.

Procedimento disciplinare e responsabilità - Valutazione condotta lavoratore - Effetti
"Il principio dell'immutabilità della contestazione dell'addebito disciplinare mosso al lavoratore, ai sensi dell'art. 7 dello statuto dei lavoratori, preclude al datore di lavoro di licenziare per altri motivi, diversi da quelli contestati, ma non vieta di considerare fatti non contestati e situati a distanza anche superiore ai due anni dal recesso, quali circostanze confermative della significatività di altri addebiti posti a base del licenziamento, al fine della valutazione della complessiva gravità, sotto il profilo psicologico, delle inadempienze del lavoratore e della proporzionalità o meno del correlativo provvedimento sanzionatorio del datore di lavoro".
Questo quanto chiarito dalla Corte di Cassazione - Civile, sezione lavoro - con la sentenza n. 8578 del 27 marzo 2019, con la quale ha confermato il licenziamento senza preavviso irrogato ad un lavoratore, condannato con sentenza penale passata in giudicato per vari reati, per il quale l'ente aveva proceduto alla sospensione e riapertura del procedimento disciplinare.
In particolare, il soggetto aveva lamentato l'illegittimità della sanzione anche per decadenza dei termini del procedimento, in quanto l'ente non avrebbe rispettato la tempistica prevista in materia di sospensione e riattivazione del procedimento disciplinare in pendenza di quello penale. In ogni caso, confermando la decisione del Giudice d'appello circa la bontà dell'operato dell'ente, la Corte rileva che la nuova disciplina procedurale dettata dalla l. 150/2009 si applica a tutti i fatti disciplinarmente rilevanti per i quali gli organi dell'amministrazione, ai quali è demandata la competenza a promuovere l'azione disciplinare acquisiscono la notizia dell'infrazione dopo il 16.11.2009, data di entrata in vigore della riforma. Da ciò discende che il procedimento disciplinare aperto e sospeso nel 2008 non può ritenersi disciplinato dalle regole introdotte dall'art. 55-ter, ma resta assoggettato alla normativa vigente al tempo in cui esso era stato aperto (giugno 2008), in virtù del principio per il quale, in difetto di disciplina transitoria, i procedimenti sono regolati dalla normativa del tempo in cui gli atti sono posti in essere.
Disciplina che nella fattispecie in esame andava individuata nell'art. 25-bis del CCNL Comparto Regioni ed Autonomie Locali.

Capacità assunzionale – Soppressione dotazione organica e turn over – Criteri applicativi

Il Sindaco del Comune di San Zenone degli Ezzelini chiede alla Corte dei Conti – sezione regionale di controllo per il Veneto, se, in considerazione dell’iter complesso della manovra di bilancio per il 2019, l'invocato riferimento alla soppressione della dotazione organica in termini numerici con la sostituzione della stessa in termini di tetto di spesa 2011-2013, possa consentire o meno assunzioni di nuovo personale anche oltre il turn over 2018, ovvero in aggiunta alla dotazione in senso numerico ma pur sempre all’interno del tetto di spesa.
Ciò anche considerando che “potrebbe verificarsi il caso in cui l’Ente locale, pur rispettando le regole del turn over, residui con un’ulteriore possibilità di spesa per il personale”. Con deliberazione n. 53/2019/PAR del 14 marzo 2019, la Sezione ritiene che nulla osti ad assunzioni di personale nel 2019 da parte degli enti locali, purché sia rispettato il limite di spesa per il nuovo personale assunto - limite che deve essere non superiore al 100 per cento della spesa del personale cessato nell’anno precedente - e seguite le indicazioni contenute nel decreto ministeriale 08/05/2018 (contenente le linee guida per la predisposizione dei piani di fabbisogno di personale).
Quanto poi all’eventualità che, nel rispetto delle regole del turn over, residuino ulteriori possibilità di spesa per il personale (c.d. resti assunzionali), il Collegio richiama l’art. 3, comma 5, del d.l. 90/2014 che consente di cumulare il budget assunzionale non utilizzato per un arco di tre anni (ora cinque, a seguito della conversione del decreto cd. “quota 100”) rispetto all’anno in cui tale capacità cumulata viene spesa.
Spese di personale – Esternalizzazione servizi – Conseguimento risparmi di spesa

Il Sindaco di Gandino ha chiesto alla Corte dei Conti - sezione regionale di controllo per la Lombardia, se è possibile procedere ad appaltare all’esterno il servizio di assistenza sociale e di gestione della biblioteca senza che tali spese debbano essere considerate, indirettamente, quali spese di personale. Con deliberazione n. 101/2019/PAR del 27 marzo 2019, la Sezione rammenta il costante orientamento della giurisprudenza contabile in forza del quale il corrispettivo di un contratto di appalto non configura direttamente una spesa per il personale. Tuttavia, stante il disposto dell’art. 6-bis del d.lgs. 165/2001, l’esternalizzazione di servizi precedentemente gestiti in economia dal comune non può porsi in alcun modo in contrasto con i vincoli di finanza pubblica in tema di contenimento delle spese di personale degli enti locali e deve essere rivolta a conseguire economie di gestione. In particolare, le amministrazioni interessate dai processi di esternalizzazione sono chiamate a provvedere al congelamento dei posti e alla temporanea riduzione dei fondi della contrattazione in misura corrispondente, fermi restando i processi di riallocazione e di mobilità del personale.
I collegi dei revisori dei conti e gli organi di controllo interno delle amministrazioni che attivano processi di esternalizzazione sono chiamati a vigilare sull’applicazione della norma in esame, dando evidenza, nei propri verbali, dei risparmi derivanti dall’adozione dei provvedimenti in materia di organizzazione e di personale.

Amministratori e organi – Illegittimo riconoscimento gettone presenza - Effetti

Il Sindaco di Milano chiede un parere alla Corte dei Conti – sezione regionale di controllo per la Lombardia, in merito al regolamento dei municipi della città secondo cui tutti i municipi hanno sempre erogato il gettone di presenza ai presidenti dei gruppi consiliari per la partecipazione alla conferenza dei presidenti dei gruppi consiliari (fino all’abrogazione della disposizione del regolamento che prevedeva l’assimilazione della predetta conferenza alle commissioni consiliari permanenti). Ciò premesso, chiede se possa considerarsi ripetibile la somma corrisposta a tale titolo, posto che tale somma è stata riconosciuta all’interessato nel periodo di vigenza di una norma regolamentare dell’ente legittimamente approvata dall’organo istituzionale competente – previa acquisizione di pareri di legittimità e regolarità contabile – anche se poi successivamente abrogata. Con deliberazione n. 107/2019/PAR del 27 marzo 2019, la Sezione preliminarmente ricorda la linea interpretativa affermata costantemente e uniformemente dalla giurisprudenza contabile, secondo cui non è consentita la corresponsione di gettoni di presenza per i presidenti e i componenti dei gruppi consiliari che partecipino alla conferenza dei capigruppo e secondo cui tale divieto discende direttamente dalla legge e non risulta derogabile dalla normativa regolamentare.
Del resto, è stato ribadito che gli elementi di netta differenziazione tra conferenza dei capigruppo e commissioni permanenti trovano fondamento diretto nella legge e pertanto non potrebbero essere superati in sede regolamentare, potendosi dubitare della legittimità di un atto comunale che ciò prevedesse, specie se foriero del riconoscimento di compensi economici dipendenti dalla partecipazione, con le legali conseguenze sotto il profilo della responsabilità amministrativa.

Amministratori e organi – Individuazione importo indennità di funzione - Criteri

Il Sindaco del Comune di Tursi, dopo aver riferito che l’amministrazione comunale si è insediata in data 01 giugno 2015, percependo l’indennità di funzione per la fascia di popolazione residente (superiore ai 5.000 abitanti) e che, in data 30 marzo 2018, è stata rideterminata l’indennità di funzione spettante agli amministratori locali sulla base della popolazione residente nel biennio precedente (inferiore ai 5.000 abitanti), chiede alla Corte dei Conti – sezione regionale di controllo per la Basilicata, se l’indennità di funzione spettante agli amministratori debba essere quella quantificata alla data dell’insediamento o quella rideterminata sulla base della riduzione della popolazione residente.
Con deliberazione n. 16/2019/PAR del 29 marzo 2019, il Collegio, condividendo l’orientamento enucleato dalla precedente giurisprudenza, anche in sede nomofilattica, ritiene che, ai fini dell’individuazione dell’indennità di funzione del sindaco e degli altri amministratori comunali, occorra ancorare la classificazione demografica dell’ente al criterio “dinamico” indicato dall’art. 156, comma 2, TUEL, dovendosi tener conto, cioè, della popolazione residente al 31 dicembre del penultimo anno precedente a quello in corso, come risultante dai dati ISTAT. Ciò anche in considerazione della volontà legislativa, ispiratrice della norma richiamata, diretta ad attualizzare il più possibile il parametro indennitario da corrispondere per l’assolvimento delle relative funzioni degli amministratori locali al volume della popolazione residente in un dato momento storico, comportante l’incremento delle indennità a seguito di un aumento di popolazione, con il coevo passaggio dell’ente ad una classe demografica superiore, e la diminuzione delle indennità per effetto di una riduzione della popolazione con il declassamento demografico dell’ente locale.

Varie - Rimborso spese elettorali e competenze componenti seggi – Istruzioni operative

Con la circolare n. 6 del 02 aprile 2019, il Ministero dell’Interno fornisce istruzioni operative in relazione alle spese di organizzazione tecnica ed attuazione per l’elezione dei rappresentanti d’Italia al Parlamento Europeo. In particolare, il Viminale illustra la disciplina dei riparti per lo svolgimento contemporaneo delle elezioni europee, regionali e amministrative del 26 maggio 2019, nonché le nuove modalità di trasmissione dei risultati del controllo della rendicontazione, che dovrà avvenire entro il prossimo 26 settembre. Con la circolare n. 7/2019, invece, il Ministero fornisce istruzioni in merito alle competenze dovute ai componenti dei seggi

Incarichi e incompatibilità - Conferimento incarichi non autorizzati - Autorità competente rilevazione illecito

Rimessa alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione la questione della competenza in materia di accertamento dell'illecito amministrativo e della relativa sanzione in ipotesi di conferimento di un incarico retribuito ai dipendenti pubblici non autorizzati dall'ente di appartenenza. Questo, in sostanza, quanto deciso dalla Corte di Cassazione - Civile, sezione lavoro - con la sentenza n. 8392 del 26 marzo 2019, con la quale ha analizzato il caso di una società impegnata in servizi assistenziali, rea di aver commesso gli illeciti amministrativi di cui all'art. 53 commi 9, 11 e 15, del d.lgs. 165/2001, per mancata richiesta di autorizzazione all'affidamento di un incarico retribuito ad un lavoratore - già dipendente pubblico - nonché per omessa comunicazione dei compensi erogati. In particolare, i fatti riguardavano la gestione, da parte della società, di una casa di riposo per anziani, per cui era stato intrattenuto un rapporto di lavoro autonomo con un lavoratore - infermiere professionale - cui erano stati erogati compensi. Tuttavia, il soggetto, durante lo stesso arco temporale, era alle dipendenze di un ente pubblico, che non lo aveva autorizzato ad assumere incarichi diversi e che non aveva ricevuto comunicazione dei compensi erogati allo stesso dipendente. Di conseguenza, in relazione al rapporto di lavoro autonomo vi erano state due indagini:
-    una prima, da parte dei carabinieri del NAS (già incaricati dalla procura presso la locale sezione della Corte dei Conti al fine di esigere il danno erariale previsto dall'art. 53, comma 7-bis, del d.lgs. 165/2001), che avevano chiesto l'intera documentazione relativa al rapporto intercorso tra la società e il lavoratore;
- una seconda indagine, da parte della guardia di finanza, che aveva chiesto la medesima documentazione.
Tuttavia, la notificazione della contestazione degli addebiti ex l. 689/1981 non era stata mai eseguita dai carabinieri, ma dalla sola guardia di finanza, mediante consegna di un atto di accertamento.
In ogni caso, a fronte dell'impugnazione della procedura di accertamento da parte della società, la Corte chiede alle Sezioni Unite di esprimersi circa l'individuazione dell'autorità cui è attribuito il compito, non solo di infliggere la sanzione, ma anche di provvedere all'accertamento della violazione, posto che le normative applicabili (l. 689/1981 e d.lgs. 165/2001) non individuerebbero in modo univoco il soggetto titolato in tali ipotesi.

Contrattazione - Criteri generali sistemi di valutazione - Relazioni sindacali
Un ente pone un quesito all'ARAN al fine di conoscere a quale modello di relazioni sindacali deve essere ricondotta la materia dell'eventuale integrazione della disciplina della valutazione della performance individuale con i criteri dell’esperienza maturata negli ambiti professionali di riferimento e delle competenze acquisite e certificate a seguito di processi formativi. Con parere CFL42 del 03 aprile 20198, l'Agenzia illustra che spetta alla contrattazione integrativa, ai sensi dell’art. 7, comma 4, lett. c), del CCNL delle Funzioni Locali del 21.5.2018, la scelta in ordine all’introduzione o meno, tra i criteri per l’attribuzione della progressione economica, anche di quelli dell’esperienza professionale maturata negli ambiti professionali di riferimento, nonché delle competenze acquisite e certificate a seguito di processi formativi (art. 16, comma 3, del CCNL del 21.5.2018). La materia, invece, dei criteri generali dei sistemi di valutazione non forma oggetto di contrattazione integrativa, ma solo di confronto, ai sensi dell’art. 5, comma 3, lett. b), del CCNL del 21.5.2018.


Contrattazione - Correlazione tra performance e compensi incentivanti per specifiche disposizioni di legge - Relazioni sindacali
Dopo aver premesso che l’art. 7 comma 3, lettera J) del CCNL del 21.5.2018 prevede, tra le materie di contrattazione integrativa, anche la definizione della la correlazione tra i compensi aggiuntivi per le posizioni organizzative (es. incentivi per funzioni tecniche) e la retribuzione di risultato, un ente chiede all'ARAN se, in mancanza di un'espressa indicazione in tal senso, sia possibile negoziare in sede decentrata anche la correlazione tra incentivi (es. incentivi per funzioni tecniche) e performance individuale/collettiva.
Con parere CFL44 del 03 aprile 2019, l'Agenzia ritiene che, stante la riserva di regolazione in materia di trattamenti economici riconosciuta dalla legge alla contrattazione collettiva, non sembrano sussistere impedimenti a che, in sede di contrattazione integrativa, ai sensi dell’art. 7, comma 4, lett. b), del CCNL, possano essere stabilite comunque regole per definire la correlazione e, quindi il rapporto anche quantitativo, tra compensi connessi alla performance (individuale e collettiva) e l’entità dei compensi previsti a favore di particolari categorie di personale, da specifiche norme di legge, anche al fine di evitare situazioni di indubbio ed ingiustificato vantaggio a favore dei dipendenti operanti presso determinati servizi. In sostanza, l'ARAN ritiene che il principio, esplicitato dall’art. 7, comma 4, lett. j), con espresso riferimento al solo rapporto tra i compensi dell’art. 18, comma 11, lett. h) e la retribuzione di risultato dei titolari di posizione
organizzativa, possa essere, comunque, applicato, con carattere di generalità, anche al rapporto tra incentivi connessi alla performance e l’ammontare di alcune specifiche tipologie di altri trattamenti economici accessori previsti da norme di legge anche per il personale non titolare di posizione organizzativa, ove esso sia condiviso dalle parti in sede decentrata.
                                       A cura di Roberto Loiacono

 

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