Ferie non godute PDF Stampa E-mail

... per il pagamento vanno dimostrate le « esigenze eccezionali di servizio »
I limiti alla monetizzazione delle ferie nel pubblico impiego diventano sempre più una questione di carte bollate. Un'altra tappa è stata scritta ieri dall'ordinanza 20091 depositata pochi giorni fa. I giudici hanno negato la legittimità del pagamento a un primario in Emilia Romagna che, quando ha cambiato struttura, aveva totalizzato 246 giorni di ferie a causa di pretese carenze d'organico.
Contro le strategie strumentali
Il riferimento non è bastato alla Cassazione, secondo cui per passare davvero all'incasso occorre che ci siano «eccezionali e motivate esigenze di servizio o cause di forza maggiore», e soprattutto che queste esigenze siano documentate puntualmente. A spingere in questa direzione la Suprema Corte è anche lo sviluppo del caso specifico finito sui suoi tavoli. Nei dieci anni di servizio in cui il primario ha accumulato le mancate ferie, secondo la documentazione prodotta dall'azienda sanitaria di appartenenza, il dottore aveva potuto utilizzare 171 giorni di riposi aggiuntivi per il «rischio radiologico», a fronte di norme contrattuali che ne prevedevano solo 115. Di qui l'ipotesi, che la lettura restrittiva della Corte mira a smontare, di una possibile monetizzazione “furba” di ferie accumulate grazie all'utilizzo strumentale di riposi compensativi. L'obbligo di documentazione puntuale delle esigenze organizzative alla base delle mancate ferie, insomma, dovrebbe chiudere questa via, soprattutto nel caso dei dirigenti che, come il primario al centro della decisione, sono titolari dei compiti organizzativi e avrebbero quindi il dovere di evitare, nei limiti del possibile, gli inciampi gestionali che negano il diritto alle ferie dei dipendenti.
Il precedente pro-lavoratori
La decisione non deve però far pensare che l'orientamento della Cassazione sia univocamente “pro-aziende” (pubbliche). Sullo stesso tema la stessa Corte, con la sentenza 15652/2018 era intervenuta poche settimane fa per sancire l'obbligo, a carico delle amministrazioni, di certificare la possibilità di riposi compensativi assicurata al dipendente titolare di ferie “in eccesso”. Senza questa prova, avevano spiegato i giudici, le ferie non godute dal dipendente che esce di scena vanno monetizzate.

 

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