È incostituzionale PDF Stampa E-mail

... l'esercizio obbligatorio in forma associata delle funzioni fondamentali dei Comuni
È incostituzionale l’articolo 14, comma 28, del Dl 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica) nella parte in cui non prevede la possibilità, in un contesto di Comuni obbligati e non, di dimostrare, al fine di ottenere l’esonero dall’obbligo, che a causa della particolare collocazione geografica e dei caratteri demografici e socio-ambientali, del Comune obbligato, non sono realizzabili, con le forme associative imposte, economie di scala e/o miglioramenti, in termini di efficacia ed efficienza, nell’erogazione dei beni pubblici alle popolazioni di riferimento. È quanto afferma la Corte costituzionale, con la sentenza n. 33/2019. L’approfondimento
La Corte costituzionale è intervenuta affermando l’illegittimità dell’articolo 14, comma 28, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, che prevede per i piccoli Comuni l’esercizio obbligatorio in forma associata delle funzioni fondamentali tassativamente stabilite dalla legge.
La decisione          
Nel dichiarare l’illegittimità costituzionale della normativa impugnata, la Corte ha avuto modo di rilevare come, gli interventi statali in materia di coordinamento della finanza pubblica che incidono sull’autonomia degli Enti territoriali debbano svolgersi secondo i canoni di proporzionalità e ragionevolezza dell’intervento normativo rispetto all’obiettivo prefissato.
Per la Corte, infatti, La previsione generalizzata dell’obbligo di gestione associata per tutte le funzioni fondamentali (ad esclusione della lett. l del comma 27) sconterebbe in ogni caso un’eccessiva rigidità, al punto che non consentirebbe di considerare tutte quelle situazioni in cui, a motivo della collocazione geografica e dei caratteri demografici e socio ambientali, la convenzione o l’unione di Comuni non sono idonee a realizzare, mantenendo un adeguato livello di servizi alla popolazione, quei risparmi di spesa che la norma richiama come finalità dell’intera disciplina.
A giudizio della Corte, la norma del comma 28 dell’articolo 14 del Dl n. 78 del 2010, pretende di avere applicazione anche in tutti quei casi in cui:
a) non esistono Comuni confinanti parimenti obbligati;
b) esiste solo un Comune confinante obbligato, ma il raggiungimento del limite demografico minimo comporta la necessità del coinvolgimento di altri Comuni non posti in una situazione di prossimità;
c) la collocazione geografica dei confini dei Comuni non consente, per esempio in quanto montani e caratterizzati da particolari «fattori antropici», «dispersione territoriale» e «isolamento» (sentenza n. 17 del 2018), di raggiungere gli obiettivi cui eppure la norma è rivolta.
Si tratterebbe nella sostanza di situazioni dalla più varia complessità che però meritano attenzione, perché in tutti questi casi, solo esemplificativamente indicati, in cui l’ingegneria legislativa non combacia con la geografia funzionale, il sacrificio imposto all’autonomia comunale non è in grado di raggiungere l’obiettivo cui è diretta la normativa stessa; questa finisce così per imporre un sacrificio non necessario, non superando quindi il test di proporzionalità (nello stesso senso, ex plurimis sentt. n. 137 del 2018, n. 10 del 2016, n. 272 e n. 156 del 2015).
La Corte ha altresì rilevato che un ulteriore sintomo delle criticità della normativa risulta dall’estenuante numero dei rinvii dei termini originariamente previsti, che, come evidenziato dal giudice rimettente, coprendo un arco temporale di quasi un decennio, dimostrano l’esistenza di situazioni oggettive che, in non pochi casi, rendono di fatto inapplicabile la norma.
Conclusioni
Alla luce di queste premesse, ne deriva che il menzionato comma 28 è pertanto illegittimo nella parte in cui non prevede la possibilità, in un contesto di Comuni obbligati e non, di dimostrare, al fine di ottenere l’esonero dall’obbligo, che a causa della particolare collocazione geografica e dei caratteri demografici e socio ambientali, del Comune obbligato, non sono realizzabili, con le forme associative imposte, economie di scala e/o miglioramenti, in termini di efficacia ed efficienza, nell’erogazione dei beni pubblici alle popolazioni di riferimento.
       

 

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