Nei concorsi per dirigenti PDF Stampa E-mail

...solo i criteri pre-determinati legittimano l’esclusione
È illegittima l'esclusione del dirigente dalla selezione per il posto di direttore regionale se la scelta non è giustificata da criteri generali determinati preventivamente dall'amministrazione in relazione alla natura e alle caratteristiche del ruolo, alla luce dei principi di buona fede e correttezza. È quanto emerge dall'ordinanza n. 10567 della Sezione lavoro della Cassazione, depositata poco tempo fa. Il caso
Protagonista della vicenda è un dirigente delle Regione Lazio - ora in pensione - il quale nel 2007 veniva escluso dalla procedura selettiva per la nomina di dirigente regionale dei servizi sociali, in quanto pochi mesi prima aveva ricevuto l'incarico biennale di direttore dell'area programmazione e qualità. Il dirigente aveva chiesto all'amministrazione di poter partecipare alla selezione per il ruolo apicale, ma la Regione riteneva di dover rispettare l'impegno contrattuale assunto che prevedeva la revoca dell'incarico solo a fronte di assegnazione di nuovo incarico e non anche per la partecipazione alla selezione per un nuovo incarico. Il dirigente aveva impugnato così la sua esclusione dalla procedura selettiva denunciando sostanzialmente la violazione dell'articolo 19 del testo unico sul pubblico impiego (Dlgs 165/2001) che detta le regole sull'assegnazione di incarichi di funzioni dirigenziali nonché in generale del principio di correttezza e buona fede fissati degli articoli 1175 e 1375 del codice civile nell'interpretazione del contratto individuale di lavoro.
La decisione
Dopo un doppio verdetto sfavorevole al dirigente, la questione è arrivata in Cassazione dove i giudici di legittimità hanno ribaltato la decisione accogliendo la tesi dell'inosservanza dei principi di correttezza e buona fede da parte dell'amministrazione regionale. La Suprema corte ritiene che i giudici di merito abbiano incentrato la decisione sull'interpretazione del contratto individuale di conferimento dell'incarico al ricorrente senza tener conto dei principi espressi dal Testo unico sul pubblico impiego e dalla contrattazione collettiva sul tema del conferimento di incarichi apicali. Secondo il Collegio, gli atti relativi all'assegnazione di incarichi dirigenziali «rivestono natura di determinazioni negoziali assunte dall'amministrazione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro» e perciò obbligano al rispetto della correttezza e buona fede, anche alla stregua dei principi di imparzialità e buon andamento di cui all'art. 97 Cost. Ciò significa che l'amministrazione deve «adottare adeguate forme di partecipazione ai processi decisionali e ad esternate le ragioni giustificatrici delle proprie scelte», pena l'inadempimento contrattuale.
Nel caso di specie, alla luce dei contratti del 1996, 1999 e 2006 e dell'attuale disciplina dell'articolo 19 del testo unico sul pubblico impiego, la Regione Lazio avrebbe dovuto tener conto «in relazione alla natura e caratteristiche degli obiettivi prefissati, delle attitudini e delle capacità professionali del singolo dirigente» e, dunque, determinare in via preventiva se la situazione in cui versava il dirigente corrispondesse a una causa di esclusione.

 

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