Sulla costituzione del fondo delle Province PDF Stampa E-mail

... pesano i trasferimenti di funzioni e personale?
In caso di trasferimento di funzioni non fondamentali e del personale alle Regioni la riduzione del fondo delle risorse decentrate delle Province deve essere operata su «base annua». Le riduzioni del fondo operate negli anni successivi al 2016 (ovvero dall'anno preso come parametro di riferimento per il rispetto del limite del salario accessorio) per effetto dei trasferimenti di funzioni e di personale non possono determinare una «capacità finanziaria» da utilizzare per incrementare la parte variabile del fondo risorse decentrate dell'anno 2019. In questo contesto, l'incremento della parte stabile del fondo di 83,20 euro per dipendente non deve tener conto del personale transitato nei ruoli delle Regioni. Sono queste le conclusioni cui è giunta la Corte dei Conti delle Marche con la deliberazione n. 31/2019, in risposta a una Provincia che ha posto alcuni dubbi sulla corretta modalità di costituzione del fondo delle risorse decentrate dell'anno 2019, alla luce del processo di riforma attuato dalla legge Delrio e delle novità introdotte dal contratto del 21 maggio 2018.
La riduzione del fondo su base annua
In primo luogo i magistrati contabili marchigiani, dopo un sintetico excursus sulla normativa e sulle regole contrattuali che disciplinano la costituzione del fondo per le risorse decentrate, hanno affermato che il rispetto del limite di spesa del trattamento accessorio del personale, previsto dall'articolo 23, comma 2, del Dlgs 75/2017, deve essere inteso con riferimento a un limite annuale complessivo, calcolato su base annua, a nulla rilevando il fatto che l'ente abbia effettuato riduzioni del fondo risorse decentrate in ragione mensile, a partire dal momento di trasferimento del personale.
A supporto di questa interpretazione viene riportata una copiosa giurisprudenza contabile (Corte dei conti Emilia Romagna, deliberazione n. 100/2017/PAR; Corte dei conti sezione delle Autonomie, deliberazione n. 26/2014; Corte dei conti Lombardia, deliberazione n. 293/2018; Corte dei conti Puglia, deliberazione n. 27/2019; Corte dei conti Piemonte, deliberazione n. 259/2017).
L'incremento in parte variabile
Nell'ipotesi di trasferimento di funzioni e del personale sussistono specifiche disposizioni normative che prevedono riduzioni del fondo delle risorse decentrate dell'ente di provenienza, per evitare un incremento, a livello complessivo aggregato, delle risorse destinate al salario accessorio. Partendo, da questo presupposto e richiamando l'articolo 33 del Dl 34/2019 (in vigore dal 1° maggio 2019) nonché le disposizioni contrattuali in materia di fondo delle risorse decentrate (articolo 67, commi 2, lettera e) e 3, lettera k) del contratto del 21 maggio 2018), i giudici contabili hanno ritenuto che le riduzioni del fondo operate negli anni successivi al 2016 (parametro di riferimento previsto dall'articolo 23, comma 2, del Dlgs 75/2017), per effetto dei trasferimenti di funzioni e di personale, non possono determinare una «capacità finanziaria» che può essere utilizzata per incrementare il fondo risorse decentrate dell'anno 2019 nella sua componente variabile.
L'incremento di 83,20 euro a dipendente
Ultima questione affrontata è quella relativa alla corretta applicazione dell'articolo 67, comma 2, lettera a) del contratto del 21 maggio 2018 ovvero quella che riguarda l'incremento, in parte stabile, del fondo delle risorse decentrate 2019 di 83,20 euro per ogni lavoratore presente al 31 dicembre 2015. In particolare, il dubbio posto dall'ente che ha formulato la richiesta di parere è se, ai fini dell'incremento, debba essere computato tutto il personale in servizio alla data del 31/12/2015, incluso quello oggetto di successivo trasferimento alla Regione. Per i giudici contabili non ci sono dubbi: le Province non possono computare ai fini dell'incremento in parte stabile del fondo 2019 il personale impiegato in funzioni non fondamentali transitato nei ruoli della Regione, pur presente nell'ente alla data del 31/12/2015 ma trasferito successivamente a quella data. L'interpretazione conferma così quanto già affermato dall'Aran con il parere n. 2088/2019.


                                       

 

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