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Niente stabilizzazioni senza la programmazione
Con la delibera 56/2019, la Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per la Basilicata, è stata chiamata a rilasciare un parere in ordine alle seguenti questioni, ossia quali siano le capacità assunzionali degli Enti locali con popolazione superiore ai mille abitanti in base alla normativa vigente e, con specifico riguardo alla stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili, se sia possibile andare in deroga alle norme sul turn over e se, prima di dar corso ad assunzioni di lavoratori socialmente utili, si debba tener conto dei rapporti medi dipendenti/popolazione anche se l'Ente non versa in condizioni di dissesto.
Per evadere i quesito, la Corte, anzitutto, ha evidenziato che gli Enti locali che intendano procedere al reclutamento di personale, fermo il rispetto delle disposizioni che impongono determinati adempimenti presupposti (ad es. piano triennale dei fabbisogni del personale) o l'assenza delle condizioni cui è collegata la sanzione del divieto assunzionale (ad es. il rispetto dei termini per l'approvazione dei bilanci e per l'invio dei dati alla Banca dati delle Amministrazioni Pubbliche-BDAP), devono osservare le norme contenenti la previsione di vincoli di spesa e di vincoli assunzionali vigenti, sia di carattere generale, riguardanti tutte le Pubbliche Amministrazioni, sia di carattere specifico, dettati, cioè, solo per Regioni ed Enti locali.
I vincoli direttamente collegati alla spesa del personale rappresentano, invero, lo strumento che il legislatore ha utilizzato, senza soluzione di continuità nel corso di oltre dieci anni, per conseguire il contenimento della spesa e preservare gli equilibri di finanza pubblica. Il legislatore statale si è mosso su due direttrici: una di carattere generale, volta a contenere la spesa per il personale, l'altra finalizzata a limitare le nuove assunzioni che sono ammesse, entro limiti determinati, solo per reintegrare precedenti cessazioni (cd blocco del turn over). L'applicazione delle disposizioni limitative cessa di avere efficacia dal 2019 sulla base di quanto stabilito dall'articolo 1, comma 823, Legge 145/2018 (Legge di bilancio 2019), che ha espressamente abrogato, tra gli altri, l'articolo 1, comma 479, Legge 232/2016.
In definitiva, sulla base del suddetto articolato normativo, il 2018 è stato l'ultimo anno in cui si è applicata la disciplina limitativa delle assunzioni e, di conseguenza, dal 2019 riacquisirebbe piena efficacia quella contenuta nell'art. 3, comma 5, Dl 90/2014, con l'effetto di espandere, per il 2019, la capacità assunzionale degli Enti locali pari al 100% della spesa del personale cessato nell'anno precedente.
Con il Dl 34/2019 (cd Decreto crescita) – convertito, con modificazioni, nella Legge 58/2019 – e, in particolare, con l'art. 33 (Assunzione di personale nelle regioni a statuto ordinario e nei comuni in base alla sostenibilità finanziaria) comma 2, dedicato ai comuni, cambia la capacità assunzionale degli Enti locali, sostituendosi il turn over con un sistema basato sulla sostenibilità finanziaria della spesa. In coerenza con la programmazione di cui ai Piani triennali dei fabbisogni di personale e fermo restando il rispetto pluriennale dell'equilibrio di bilancio che gli organi di revisione hanno l'obbligo di asseverare, i Comuni potranno effettuare assunzioni a tempo indeterminato, purché registrino una spesa di personale sostenibile da un punto di vista finanziario; i nuovi reclutamenti sono possibili sino ad una spesa complessiva per tutto il personale dipendente, al lordo degli oneri riflessi, non superiore al valore soglia definito come percentuale, differenziata per fascia demografica, della media delle entrate correnti relative agli ultimi tre rendiconti approvati, al netto del fondo crediti dubbia esigibilità nel bilancio di previsione.  Tuttavia, questo nuovo sistema di determinazione della spesa per assunzioni non è ancora applicabile in quanto la disposizione in parola prevede l'adozione di un decreto interministeriale, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge innanzi menzionato, con il quale saranno individuate le fasce, i valori soglia prossimi al valore medio per singola fascia e le percentuali massime annuali di incremento del personale in servizio per i comuni sotto soglia.
L'aggiornamento dei parametri di calcolo potrà essere quinquennale. I Comuni, che si collocheranno sopra la soglia, dovranno rientrare nel parametro fissato, fino al conseguimento del valore soglia nel 2025, anche applicando un turn over inferiore al 100%.
Dal 2025 questi Comuni applicheranno un turn over del 30% fino al conseguimento del valore soglia. In linea generale, una volta adottato il Piano dei fabbisogni, prima di procedere ad una nuova assunzione, l'Ente deve verificare che non ricorra uno specifico divieto di legge, che ricorra l'imprescindibile presupposto dell'intervenuta cessazione del personale che si intende sostituire con una nuova assunzione, nonché che venga rispettata la percentuale indicata dal legislatore quale sintesi del rapporto che ci deve essere tra il risparmio di spesa derivante dalle cessazioni e il costo delle nuove assunzioni.
L'articolo 1, comma 446, Legge 145/2018, nel consentire e disciplinare le assunzioni dei lavoratori socialmente utili a tempo indeterminato, anche con contratti di lavoro a tempo parziale, ha stabilito che per le Amministrazioni pubbliche non sia possibile andare in deroga alle norme relative ai vincoli in materia di spesa del personale neanche per la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili.
Pertanto, al fine di poter ricorrere allo strumento delle stabilizzazioni è necessario, ai sensi del comma 4 dell'art. 20, Dlgs 75/2017, che l'Amministrazione abbia rispettato per tutto il quinquennio 2012-2016 i vincoli di finanza pubblica, ossia il rispetto del patto di stabilità, il pareggio di bilancio e il rispetto del tetto di spesa del personale.
La Corte ritiene, quindi, che il personale utilizzato dall'Ente nell'ambito della macrocategoria dei lavori socialmente utili possa beneficiare delle procedure di stabilizzazione nei termini e nei limiti codificati dalla normativa vigente. Il tutto fermo restando il rispetto dei presupposti e dei vincoli di legge e finanziari vigenti in materia di assunzione a tempo indeterminato alle dipendenze della Pa., fatta eccezione per le deroghe espressamente codificate dalla normativa nazionale, tempo per tempo, vigente e nei limiti in cui le stesse risultino conformi ai principi costituzionali in materia.
In sintesi, l'Ente non può far ricorso al processo di stabilizzazione degli Lsu al di fuori del perimetro normativo e delle condizioni delineate dal Legislatore nazionale.

 

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