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...ai vincitori precedenza assoluta sull'assegnazione della sede
Una volta esaurita la procedura concorsuale, l’assegnazione delle sedi di servizio in favore dei vincitori di concorsi pubblici costituisce quindi un’attività vincolata, in quanto deve avvenire nel rispetto della graduatoria nella quale è culminato l’iter procedimentale, senza che residuino margini di discrezionalità in nome di più o meno definite esigenze organizzative. È quanto afferma la IV Sezione del Consiglio di Stato, con la sentenza n. 5632/2019. L’approfondimento
Il Consiglio di Stato è intervenuto sulle modalità di assegnazione della sede di servizio messe a concorso, laddove la precedenza deve essere data ai candidati vincitori, e poi agli idonei, in  base  all’ ordine  della graduatoria.
La decisione
Nell’accogliere l’appello, il Collegio ha avuto modo di rilevare come il criterio di assegnazione delle sedi di concorso ai vincitori secondo l’ordine di graduatoria assurga a rango di principio generale e, nel caso di specie, è stato esattamente confermato dall’art. 11 del bando (rubricato “Formazione, approvazione della graduatoria e assegnazione delle alle sedi dei vincitori”) laddove aveva previsto (al comma 10) che la distribuzione dei vincitori nelle varie sedi di servizio avvenisse sulla base della graduatoria, rispettando le preferenze indicate dagli interessati.
Inoltre, il comma 12 del medesimo articolo aveva previsto, tra l’altro, la riserva di precedenza assoluta, fino ad esaurimento dei posti messi a disposizione in ogni provincia, “a coloro che indichino come prima provincia di preferenza quella di provenienza, tenuto sempre conto della posizione degli stessi nella graduatoria finale del concorso”. Per il Collegio, infatti, il complessivo tenore dell’articolo di bando, deputato all’assegnazione delle sedi di servizio all’esito della procedura selettiva, lascerebbe intendere come questo fatidico momento fosse regolato dall’ordine di graduatoria ancorché si discorra di “precedenza assoluta” in favore di coloro che indichino come prima provincia di preferenza quella di provenienza. In particolare, tale locuzione, che si rinviene al comma 12 dell’articolo 11 del bando di concorso, postulerebbe la parità di punteggio tra i candidati non potendo sovvertire la diversa posizione assunta dagli stessi in graduatoria. In caso contrario, si contraddirebbe il valorizzato dato testuale contenuto nel medesimo comma in cui si discorre di precedenza assoluta, ove, con norma di chiusura, si specificava che andasse “tenuto sempre conto della posizione degli stessi nella graduatoria finale del concorso”.
L’Amministrazione, tuttavia, ha illegittimamente rimodulato i posti disponibili in ogni provincia da assegnare ai candidati a conclusione del corso di formazione, senza tener conto della posizione assunta da ciascuno degli stessi in graduatoria in maniera da incorrere nella violazione di detta disposizione di lex specialis, laddove invece già l’articolo 28, comma 1, del Regolamento recante norme generali per lo svolgimento dei concorsi e delle altre forme di assunzione nei pubblici impieghi di cui al Dpr 487/1994, prevede espressamente che “Le amministrazioni e gli enti interessati procedono a nominare in prova e ad immettere in servizio i lavoratori utilmente selezionati, anche singolarmente o per scaglioni, nel rispetto dell’ordine di avviamento e di graduatoria integrata”.
Conclusioni
Alla luce di queste premesse, ne deriva che una volta esaurita la procedura concorsuale, l’assegnazione delle sedi di servizio in favore dei vincitori di concorsi pubblici costituisce quindi un’attività vincolata, in quanto deve avvenire nel rispetto della graduatoria nella quale è culminato l’iter procedimentale, senza che residuino margini di discrezionalità in nome di più o meno definite esigenze organizzative.

 

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