Assenteisti PDF Stampa E-mail

...tenuti a ristorare il danno all'immagine della Pa solo se già condannati in sede penale
A seguito della sentenza della Consulta n. 61/2020, la lesione dell'immagine della Pubblica amministrazione provocata da propri dipendenti assenteisti fraudolenti va dagli stessi risarcita in base alle regole generali sulla refusione di questa specifica posta di danno erariale delineate dall'articolo 17, comma 30-ter, del Dl 78/2009 che presuppone tra l'altro l'esistenza di un giudicato penale di condanna. L'assunto è contenuto nella decisione n. 42/2020 con il quale i giudici contabili d'appello della Regione Siciliana si contrappongono apertamente alle tesi di segno opposto sostenute recentemente dai loro colleghi della Seconda sezione centrale con la delibazione n. 140/2020. Il Collegio erariale palermitano di secondo grado è dell'avviso difatti che la Corte costituzionale, nel dichiarare con la sentenza n. 61/2020 l'illegittimità (per eccesso di delega) della normativa speciale sulla risarcibilità del pregiudizio reputazionale della Pa racchiusa nel comma 3-quater dell'articolo 55-quater del Dlgs 165/2001 (inserito con il Dlgs 116/2016), avrebbe anche avallato l'orientamento, invero minoritario nella giurisprudenza contabile, secondo cui la pregiudiziale penale prevista dalla disciplina generale dettata dall'articolo 17, comma 30-ter, del Dl 78/2009 sarebbe stata derogata soltanto con l'introduzione delle disposizioni ora caducate. In base a questa ricostruzione, in esito all'intervento demolitorio della Consulta che ha sancito l'incostituzionalità del comma 3-quater (anche) nella parte in cui questo impone al Pm contabile di agire senza attendere né l'instaurazione del processo penale né la sentenza che lo definisce, tornerebbero perciò automaticamente ad applicarsi nei confronti del «furbetti del cartellino» le norme "ordinarie" sul ristoro del danno all'immagine della Pa, compresa la pregiudiziale penale. Al contrario, in precedenza i giudici della Centrale d'Appello, sulla scorta dell'indirizzo prevalente, hanno espresso l'avviso che l'esclusione della necessità di un preventivo accertamento definitivo della responsabilità penale ai fini della perseguibilità per danno all'immagine del lavoratore dipendente di una Pa che attesti falsamente la propria presenza in servizio, sarebbe stata contemplata per la prima volta dall'articolo 55-quinquies del Dlgs 165/2001, inserito con il Dlgs 150/2009 e in particolare dal comma 2, che nella sua iniziale versione stabiliva che in tali evenienze l'interessato, «ferme le responsabilità penale e disciplinare e relative sanzioni», è obbligato a risarcire oltre il danno patrimoniale, pari al compenso corrisposto a titolo di retribuzione nei periodi per i quali sia accertata la mancata prestazione, anche il «danno all'immagine subito dall'amministrazione», senza prevedere la necessità di un preventivo accertamento definitivo della responsabilità penale per le medesime vicende.
Ne consegue, stando sempre a questa tesi alternativa, che la sentenza della Corte costituzionale n. 61/2020 avrebbe avuto in sostanza solo l'effetto di espungere implicitamente l'inciso finale del secondo comma dell'articolo 55-quinquies, immesso dal successivo Dlgs 75/2017, secondo cui il danno d'immagine va risarcito in base al disposto dell'articolo 55-quater, comma 3-quater, eliminando così di fatto la necessità per il Procuratore contabile di azionarsi sollecitamente entro tempi strettissimi (120 giorni, poi passati a 150), nonché la predeterminazione legislativa di criteri per la determinazione del danno in via equitativa ( individuazione di un minimo risarcibile pari a 6 mensilità dell'ultimo stipendio percepito dal responsabile), fatta salva tuttavia la già previgente eccezione alla regola generale della pregiudizialità penale.

 

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