La pausa di 30 minuti PDF Stampa E-mail

Obbligatoria per chi lavora  più di sei ore. Le possibili deroghe ...
In tutte le amministrazioni pubbliche i dipendenti che hanno un orario di lavoro giornaliero superiore a 6 ore devono godere di una pausa minima di 30 minuti, fatte salve le prestazioni che per vincolo legislativo non possono essere interrotte e, negli enti locali, l'applicazione della possibilità offerta dall'articolo 13 del contratto 9 maggio 2o06 per i dipendenti in turno indicati espressamente. In questa direzione vanno le indicazioni dell'Aran, sia quelle che sono state fornite come risposta a quesiti posti sull'applicazione del nuovo contratto del personale delle funzioni centrali, sia quelle che sono state indicate in risposta alle richieste della Conferenza dei Presidenti delle Regioni.

Come funziona
Le norme che stabiliscono il vincolo della pausa minima di 30 minuti quando l'orario di lavoro eccede le 6 ore sono dettate in applicazione dell'articolo 8 del Dlgs 66/2003 che ha introdotto l'obbligo in questi casi di una pausa di almeno 10 minuti (in gergo chiamata pausa caffè) che la contrattazione collettiva ha adesso ampliato a 30. Non è necessaria una pausa ulteriore se è già prevista la sosta per la fruizione della mensa o del buono pasto: in questi casi la sosta di almeno 30 minuti (e di non oltre 120) è disposta direttamente come condizione per potere consumare il pasto. Il nuovo vincolo si applica in primo luogo se la durata dell'orario di lavoro eccede le 6 ore, a partire dalla eventuale scelta di avere una durata della prestazione giornaliera di 7 ore e 12 minuti, come avviene in molti enti in cui si lavora 5 giorni la settimana. Esso si applica anche se l'orario di lavoro non è superiore alle 6 ore, ma la durata diviene più lunga per lo svolgimento di prestazioni di lavoro straordinario e/o per il recupero di debiti orari maturati. La fruizione della pausa deve essere intesa come un diritto indisponibile e le amministrazioni hanno inoltre e comunque l'obbligo di dare corso alla concreta applicazione di questo istituto. La materia è peraltro sottratta alla contrattazione collettiva decentrata integrativa, che quindi non può intervenire a modificare le regole dettate dal contratto, quindi a prevedere ad esempio un allungamento dell'arco temporale in cui matura il vincolo della pausa.

Possibili deroghe
In tutte le amministrazioni pubbliche si può dare corso a una deroga dal rispetto di questo vincolo solamente in presenza di «attività obbligatorie per legge». Negli enti locali, con particolare riferimento ai Comuni, questa disposizione non si applica nel caso in cui nell'ente operi l'articolo 13 del contratto 9 maggio 2006. Esso consente alla contrattazione decentrata, con riferimento al personale in turno che opera nelle attività di protezione civile e di vigilanza, nonché negli asili nido, scuole materne e biblioteche, in presenza della «esigenza di garantire il regolare svolgimento delle attività e la continuità della erogazione dei servizi e anche della impossibilità di introdurre modificazioni nell'organizzazione del lavoro» di disporre la pausa per la fruizione del buono pasto anche all'inizio o alla fine del turno. Per cui, anche in questi limitati casi non opera l'obbligo della pausa di 30 minuti quando l'orario supera le 6 ore.
Collocazione della pausa
Un ulteriore e importante chiarimento fornito dall'Aran è che questa pausa non deve necessariamente essere collocata dopo le 6 ore di lavoro effettivo: ciò che importa è che il dipendente la utilizzi. Si deve peraltro ricordare che il contratto del personale delle funzioni locali, analogamente agli altri, stabilisce che «la durata della pausa e la sua collocazione temporale» devono essere definite, indicando quali sono i fattori da assumere a base della scelta: la disponibilità di servizi di ristoro, la dislocazione delle sedi dell'ente, la dimensione del centro urbano.

 

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